Il Salmo 23 è uno dei testi più emblematici e venerati dell'intera Scrittura Sacra. Scritto da Davide, il re-poeta che conosceva intimamente la vita della pastorizia prima di essere unto sovrano d'Israele, questo inno sgorga da un'esperienza vissuta in prima persona. Nella cultura dell'antico Vicino Oriente, l'immagine del pastore non era soltanto una professione umile, ma anche una solenne metafora regale. Tuttavia, Davide compie una rivoluzione spirituale audace: egli non applica il titolo di pastore a un re umano, bensì a YHWH stesso, proclamando con intima certezza: «Il Signore è il mio pastore».
Nel testo ebraico originale, la formula utilizzada è 'YHWH Ro'i'. La radice del verbo 'ra'ah' non indica semplicemente l'atto di custodire un gregge, ma implica un'azione costante di nutrimento, protezione, accompagnamento e profonda amicizia. Davide riflette sul terreno impervio e desolato del deserto di Giudea, un luogo dove le pecore sono completamente dipendenti dall'acutezza, dal coraggio e dalla bontà del loro guida per trovare acqua fresca e pascoli erbosi. Attraverso questa rivelazione, la parola dio si manifesta non come un'astratta dottrina teologica, ma como la presenza viva e protettiva di un Padre che si prende cura della singola pecorella con amore incondizionato e vigilanza incessante.
